Erano in cento, riuniti all’Acquario Romano la mattina del 24 marzo. Cento aziende romane, cento storie diverse, un solo denominatore comune: la scelta di trasformarsi in Società Benefit. Il giorno seguente, per FinGreenTech, è arrivata la conferma ufficiale.
La startup specializzata in tecnologie finanziarie sostenibili ha completato il percorso avviato nell’ambito del programma promosso da Roma Capitale, in collaborazione con NATIVA — società leader in Italia nell’accompagnare le imprese verso modelli di business rigenerativi — e con il supporto della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma (CTE Roma).
«Scoprire che fare impresa in modo responsabile non rallenta, accelera. Per noi essere una SB non è un traguardo da esporre. È il modo in cui vogliamo lavorare ogni giorno.»
— FinGreenTech
Ottenere lo status di Società Benefit richiede un’analisi profonda di ciò che un’azienda è davvero: chi sono, cosa generano, quale impatto lasciano nel mondo. Domande che, nelle parole dello stesso team di FinGreenTech, possono essere definite «scomode».
Le risposte trovate non sono rimaste nei cassetti: sono state incorporate nella forma giuridica dell’azienda, rendendo gli impegni di impatto una parte vincolante dello statuto societario.
Roma come laboratorio di impresa responsabile
L’iniziativa si inserisce in un ecosistema più ampio. Roma Capitale, con l’assessorato guidato da Monica Lucarelli, ha scelto di investire nella trasformazione del tessuto imprenditoriale locale, puntando su un modello in cui innovazione tecnologica e responsabilità sociale non sono in contraddizione, ma si rafforzano a vicenda.
Il risultato, quella mattina all’Acquario Romano, aveva il sapore di qualcosa di raro: una comunità di imprenditori che non celebrava un profitto, ma una promessa. Quella di costruire valore non solo per i propri azionisti, ma per la società nel suo complesso.
Per FinGreenTech, l’attestazione arrivata il 25 marzo non chiude un capitolo. Ne apre uno nuovo.